Un lungo vivere in un posto in cui il tempo non ha più senso.
L’Estate. Un lungo vivere in un posto in cui il tempo non ha pi? senso. Chiara, una tua frase mi ha aperto nuovi orizzonti, mi ha fatto notare un particolare che non avevo visto prima, facendomi brillare di adrenalina. "Tu non hai bisogno di cercare maestri, impari da te stesso…" Grazie, di esserti lasciata incontrare. Per chiudere questa Estate indimenticabile, l’estate dei video pieni dei nostri culi scoperti, di Andrea sul tettuccio della macchina di Luca e Dino, dell’alba del 10 agosto, di tutto ci? che abbiamo vissuto, vi lascio un pezzo di un libro, Il Gabbiano Jonathan Livingstone, perch? parlava di tutti voi, delle vostre vite fantastiche e delle vostre carezze. Suerte! Spettinato
Quando fu la mattina seguente, lo Stormo aveva gi? dimenticato la sua collera. Fletcher no. "Ti ricordi che una volta mi dicesti, tu, Jonathan, che bisogna voler bene allo Stormo, perdonarli, tornare tra loro, e aiutarli a capire, imparare?" "Certo."
"Ma di’ un po’, come fai ad amare una tale marmaglia di uccelli che ha tentato addirittura d’ammazzarti?"
"Oh, Fletch, non ? mica per questo che li ami! E’ chiaro che non ami la cattiveria e l’odio, questo no. Ma bisogna esercitarsi a discernere il vero gabbiano, a vedere la bont? che c’? in ognuno, e aiutarli a scoprirla da se stessi, in se stessi. E’ questo che io intendo per amore. E ci provi anche gusto, una volta afferrato lo spirito del gioco."
E seguit?: "Mi ricordo per esempio di un bellicoso uccello che, di nome, si chiamava Fletcher. Era giovane. E l’avevano esiliato, era un Reietto. E aveva giurato vendetta, era pronto a combattere contro lo Stormo all’ultimo sangue. E cos? si accingeva a fabbricarsi il suo piccolo inferno privato, l?, alle Scogliere Remote. Ed eccolo qua oggi, invece, intento a edificare un paradiso, e a guidare tutto quanto lo Stormo verso questa m?ta".
Fletcher si volse verso il suo istruttore, e nei suoi occhi pass? lo sgomento: "Guidarli io? Che cosa intendi dire? Io guidarli? Sei tu, qui, l’istruttore, il maestro. E mica puoi andartene cos?".
"Non posso, eh? Ma di’, non pensi che potrebbero esserci altri stormi, altri Fletcher, altrove, dove potrebbe esserci pi? bisogno di un maestro che non qui? Qui, voialtri avete gi? iniziato il cammino verso al luce."
"Ma io, Jon, sono un semplice gabbiano mentre tu?"
"?sarei l’unico Figlio del Grande Gabbiano, vuoi dire?" Jonathan sospir? e guard? l’orizzonte. "Tu non hai pi? bisogno di me. Devi solo seguitare a conoscere meglio te stesso, ogni giorno un pochino di pi?, trovare il vero gabbiano Fletcher Lynd. E’ lui, il tuo maestro. E’ lui, che tu devi capire. E’ in lui che tu devi esercitarti: a esser lui."
Di l? a poco il corpo di Jonathan prese a tremolare nell’aria, come una lingua di fuoco, e farsi trasparente. "Fa’ che non si spargano sciocche dicerie sul mio conto. E fa’ anche che non mi trasformino in un dio. Intesi, Fletch? Sono solo un gabbiano. Mi piace volare…"
"JONATHAN!"
"Povero Fletch. Non dar retta ai tuoi occhi, e non credere a quello che vedi. Gli occhi vedono solo ci? che ? limitato. Guarda col tuo intelletto, e scopri quello che conosci gi?, allora imparerai come si vola."
Il tremulo barlume si spense del tutto. Il gabbiano Jonathan era svanito nell’aria, nell’impalpabile aria.
Di l? a poco, fattosi forza, Fletcher Lynd si lev? in volo. E incontr? un gruppo di nuovi adepti, ansiosi di ricevere la loro prima lezione.
"Innanzi tutto," incominci?, piuttosto greve, "vi dovete render conto che un gabbiano ? fatto a immagine del Grande Gabbiano, ? un’infinita idea di libert?, senza limite alcuno, e il vostro corpo, da una punta dell’ala a quell’altra, altro non ? che un grumo di pensiero."
I giovani gabbiani lo guardavano, stupiti e un po’ canzonatori. Ehi ehi, pensavano, ? cos? che tu c’insegni la gran volta?
Fletcher sospir? e ricominci? daccapo. "Hm. Dunque?" E li scrut? con occhio critico. "Allora cominceremo dal volo orizzontale." E mentre pronunciava quelle parole, si rese conto, cos?, d’un tratto, che il suo amico non era pi? divino di quanto lui stesso, Fletcher, non fosse.
Senza limiti, eh, Jonathan? Pens?. E va bene. Giorno verr? che ti comparir? davanti, all’improvviso io, sulla tua spiaggia, per insegnarti una cosetta o due, in materia di volo, amico mio!
E quantunque cercasse di mostrarsi tutto serio e severo ai suoi allievi, il gabbiano Fletcher, a un tratto, per un attimo, li vide come veramente erano, e sorrise: non soltanto gli piacevano, li amava. Quello che vide era molto bello. Nessun limite, eh, Jonathan? Pens?, e sorrideva. Era come l’inizio di una gara: aveva cominciato a imparare.
