La Notte passa inesorabile sulla pelle

La Notte passa inesorabile sulla pelle. Posso dormire, o stare sveglio. Ma non posso fermarla. C’? un racconto nel racconto scritto da Hermann Hesse. Certo che fortuna avere un nome che comincia con la stessa iniziale del cognome… Io ho AP… come la targa… infatti da bambino mentre andavo al campeggio, un campeggio diverso dalla Grotta, ogni volta che vedevo una macchina con quella targa dicevo: “AP, Andrea Pastina!” e ogni volta ridevo. Veramente lo faccio anche ora, solo che questa targa si trova meno spesso. Stessa cosa vale per altre targhe, alcune veramente fiche. Si lo so che stavo dicendo di un racconto nel racconto, ma tanto ormai Hermann lo ha scritto, non ? che sparisce dalle librerie… Per esempio una targa fica ? quella di non mi ricordo quale… e per? funzionava che c’era una A Qualcosa e io dicevo A Scemo per esempio se fosse stata AS… Esiste AS? Avete mai provato ad ascoltare canzoni degli anni 80 a ruota? anzi, a cd? Secondo me ? una esperienza che ognuno dovrebbe provare una volta nella vita, anche perch? poi non sarebbe mai l’ultima ma solo la prima. Almeno… io ho vissuto quegli anni senza accorgermi di viverli cos? tanto, e mi ritrovo a non aver mai smesso di viverli. Ma torniamo al racconto nel racconto. Nel libro “Il giuoco delle perle di vetro” c’? un racconto postumo scritto dal protagonista del libro, Joseph Knect, sul rapporto tra l’uomo e la morte, e in generale tute quelle cose che avvengono per natura senza che si possa far altro che temerle o rispettarle al punto di esserne parte e quindi in qualche modo esorcizzarle. E quindi vi lascio una parte di quel racconto che mi ha colpito per la sua crudezza che ritrovo molto mio.“In quel tempo Dasa ricordava talvolta la foresta nella quale era vissuta da povero fuggiasco e l’eremita che ci viveva in meditazione. Qualche volta sentiva anche il dediderio di andare a trovarlo, di rivederlo e chiedergli consiglio. Ma non sapeva se il vecchio fosse ancora vivo, se l’avrebbe ascoltato e consigliato, e, quando anche l’avesse fatto, tutto sarebbe andato per la sua china, senza possibilit? di mutamento. La meditazione e la sapienza sono cose buone, nobili, ma sembra prosperino soltanto in disparte, al margine della vita, mentre chi nuota nel fiume della vita e lotta con le onde agisce e soffre senza avere alcun contatto con la saggezza: queste azioni e sofferenze sono i,poste dal destino e devono essere eseguite e sofferte. Neanche gli dei vivono in eterna pace e perpetua saggezza, anch’essi sanno il pericolo e la paura, la lotta e la battaglia. Egli l’aveva appreso eda numerosi racconti. Perci? si arrese, non litig? pi? con Pravati, and? a vedere le sfilate, vide arrivare la guerra, la present? nei massacranti sogni notturni e, mentre il suo corpo dimagriva e il suo viso si abbuiava, guard? appassire e impallidire la gioia beata della sua esistenza…”

Mi piace veramente tanto questo pezzo, mi ha colito mentre lo leggevo, pi? del resto, mi ci sono soffermato ancora pi? delle altre pagine. Ci ho messo tre mesi a leggere questo libro, e in un momento molto particolare della mia vita, anche se mi sembra che questo momento particolare duri da sempre…

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